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Occupazione, luci e ombre

Con la pubblicazione dell’indagine trimestrale delle forze lavoro da parte dell’Istat possiamo tirare le somme sulla situazione dell’economia italiana nel secondo trimestre. La dinamica del Pil e della produzione nazionale vanno peggio della dinamica del mercato del lavoro. Nel secondo trimestre del 2016 la lieve crescita italiana si è interrotta. L’occupazione – come certifica l’inchiesta dell’Istat – ha invece continuato a crescere. Rispetto al primo trimestre del 2016 l’occupazione è aumentata dello 0,8 per cento, corrispondente a circa 180mila nuovi posti di lavoro. Una specie d’inaspettato sole di fine estate. Soprattutto perché nello stesso periodo estivo il Pil è stato fermo. Se invece confrontiamo il mercato del lavoro rispetto al primo trimestre del 2015, la crescita di posti di lavoro è stata addirittura del 2 per cento, pari a circa 450mila posti di lavoro in dodici mesi.

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«La crescita di lavoro senza crescita economica non può essere duratura e rischia di peggiorare una delle patologie della nostra economia – scrive Pietro Garibaldi su lavoce.info –. Innanzitutto, segnala una diminuzione della produttività media del Paese. Sappiamo bene che uno dei nostri mali è proprio la bassa produttività. Se aumenta il numero di lavoratori senza che aumenti la produzione, è evidente che ciascun lavoratore produce meno. In secondo luogo, come abbiamo già accennato in passato, la crescita di lavoro tende alla lunga a essere coerente con la crescita del Pil. In termini prospettici, è assai probabile che dopo il calo della produzione e della domanda aggregata, le imprese tenderanno a rivedere i loro piani occupazionali».

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Come è già stato evidenziato dalle altre fonti statistiche nazionali (Inps e ministero del Lavoro), la parte più consistente della crescita è concentrata nel lavoro dipendente a tempo indeterminato, aumentato di circa 310mila unità in un anno. Il lavoro indipendente è sì cresciuto, ma solo dell’1 per cento. Due buone notizie arrivano dall’occupazione giovanile. La fascia di età che più è cresciuta in termini occupazionali è quella dei giovani tra i 15 e i 34 anni. Inoltre, l’Istat riporta una marcata riduzione dei Neet (Not in Education, Employment or Training), i giovani sotto i 30 anni che si trovano in una condizione di pressoché totale esclusione dal mondo del lavoro e della formazione.

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I Neet italiani sono ancora 2 milioni e 35mila, ma sono diminuiti di circa 250mila unità in un anno. Avere un monitoraggio costante di questa patologia è molto importante. Quei 2 milioni di giovani sono ancora tantissimi e sono davvero a rischio di vivere un’esistenza ai margini della società. Il periodo analizzato dai dati Istat risente ancora in buona misura del forte bonus occupazione del 2015. Nel 2016 il bonus è stato dimezzato e pare che scomparirà nel 2017. La seconda nube riguarda la congiuntura e la crescita zero del Pil. [fonte lavoce.info]