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Donne e lavoro, le criticità

Riprende a salire il divario occupazionale tra uomini e donne. Confrontando il terzo trimestre 2014 con lo stesso periodo del 2015 si nota nei primi una crescita del 2,9 per cento (+37.426 unità) e nelle seconde una diminuzione del 3,1 (-36.833 unità). Trend identici nei servizi e nell’industria, con un tasso di occupazione femminile che resta intorno al 47%, più o meno lo stesso del 2000.

Donne al lavoro

«L’estensione del periodo di congedo parentale – scrivono Alessandra Casarico e Daniela Del Boca su lavonce.info – prevista dai decreti delegati al Jobs act dovrebbe garantire una maggiore flessibilità nel suo utilizzo, ma incide poco sul periodo più critico per la partecipazione femminile al mercato del lavoro, che è quello in cui i bambini sono piccoli». Sono previsti incentivi per le imprese che ricorrono al telelavoro i quali, insieme con la legislazione sullo smart working, rafforzano gli interventi sul lato della domanda, riducendo i costi di organizzazione.

Nel 2016 sono stati rifinanziati l’estensione a due giorni del congedo di paternità e il voucher per la baby sitter e l’asilo nido: le mamme potranno usufruire, negli undici mesi successivi al rientro dalla maternità, di un assegno pari a 600 euro il mese per 6 mesi al posto del congedo. Da quest’anno il beneficio è stato esteso anche alle lavoratrici autonome non parasubordinate (non iscritte alla gestione separata Inps) e alle imprenditrici, ma per un periodo ridotto della metà.

«Secondo i dati della Commissione europea – sottolineano Casarico e Del Boca –, l’Italia disincentiva fiscalmente la partecipazione e l’aumento del numero di ore lavorate dei secondi percettori di reddito (tuttora prevalentemente donne) più di quanto facciano la Francia, oppure il Regno Unito e la Spagna (ma meno della Germania). Il disincentivo deriva sia dalla maggiore tassazione del lavoro che dai minori benefici cui la famiglia ha diritto quando un nuovo reddito entra nelle sue casse. Il disincentivo sarebbe ancora maggiore se si considerassero esplicitamente i costi diretti che la famiglia è costretta a sostenere per la cura dei figli, quando non è più garantita al suo interno».

Trend occupazione

Secondo uno studio del Peterson Institute for International Economics di Washington l’Italia è tra i Paesi con la più alta percentuale di donne nei board delle società quotate, ma c’è ancora da stabilire se questo possa avare ricadute positive sull’occupazione femminile nelle imprese. [fonte lavoce.info]